FRUTTI DELLA TERRA
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Il territorio
 

Panorama delle isole Eolie

Il verde in tutte le sue gradazioni è il colore dell’isola di Salina, situata al centro dell’arcipelago delle isole Eolie (dette anche isole Lipari), nel cuore del Mediterraneo. Considerata l’oasi verde delle Isole Eolie per la sua lussureggiante vegetazione è, come tutte le altre Isole Eolie, di origine vulcanica. Formata da strati di terra risultato dall’eruzione di vulcani estinti da lungo tempo, anche se ancora oggi è possibile vedere i loro crateri.
L’antica Didyme dal greco "gemelli", formata appunto da due vulcani gemelli, che visti da lontano ricordano un sensuale seno femminile; si tratta del Monte dei Porri, geologicamente più recente con altezza di 860 metri, e dell’antico Fossa dei Felci che con i suoi 962 metri è la vetta più elevata dell’arcipelago, oggi Riserva Naturale Integrata. Salina è una piacevole oasi di verde, ricca di acque dolci e con veri e propri boshi di castagni, pioppi ed altre specie arboree caratteristiche della macchia mediterranea, che solitamente si incontrano a latitudini superiori.
L’isola di Salina offre al visitatore una natura incontaminata, paesaggi mozzafiato, fondali di inestimabile bellezza ed un mare cristallino. Una delle località più incantevoli è indubbiamente Pollara, una striscia di sabbia circondata da un arco di alte pareti bianche, che costituiscono la parte visibile di un cratere sommerso il cui centro si trova a pochi metri di profondità nel bel mezzo della baia dagli splendidi fondali. È proprio qui a Pollara che l’inestimabile Massimo Troisi ha girato la bella favola del film "Il Postino", l’ultimo dei suoi capolavori.
 
 
La storia
 
Dal punto di vista storico le Isole Eolie sono state protagoniste nell’evoluzione del Mediterraneo, conoscendo periodi di completo abbandono ed altri di forte sviluppo. Nell’Isola di Salina sono presenti tracce di insediamenti umani a testimonianza dei vari periodi di colonizzazione. Alcuni insediamenti parlano di un notevole sviluppo in età ellenistica e poi ancor più nella tarda età imperiale romana. Lo sviluppo continuò fino all’età bizantina e medioevale.
Le invasioni arabe la resero deserta, finché popolazioni ed attività conobbero nuovi splendori.
La storia che vogliamo raccontarvi è quella che lega l’Isola di Salina alla coltivazione della Malvasia.
Nell’arcipelago delle Eolie la coltivazione della vite ha assunto grande importanza fin dalla colonizzazione greca, difatti questo nobile vino è uno dei più antichi della Sicilia. Anche ai tempi di Roma le isole mantennero un’importanza economica e politica rilevante.
Ci sono testimonianze più recenti risalenti al 1778 lasciate da Jean Houle che illustra la vita isolana strettamente legata all’agricoltura ed in particolare alla vite. Verso la metà dell’ottocento purtroppo la situazione andò peggiorando a causa delle malattie che devastarono la viticoltura europea, determinando così un drastico calo della produzione isolana.
La rinascita della malvasia delle Lipari iniziò negli anni Settanta del Novecento, ottenendo nel 1973 il riconoscimento della Doc.
Sull’origine del termine "malvasia" nell’arcipelago circola un antica leggenda cristiana, ambientata nell’epoca della dominazione musulmana, che racconta di un povero contadino del posto intento a portare un’anfora di vino moscato per il padre e il prete. Incontrato lungo la strada il tirannico governatore arabo dell’isola, che pretendeva di vedere cosa avesse sotto il mantello, il contadino rispose che portava solo succo di malva e, pregando il Signore affinché trasformasse il vino in malva, lo invocò così: "malva sia". E malva divenne, provocando il disgusto del governatore nell’assaggiare il contenuto dell’anfora che aveva strappato con la forza al contadino.
Nel 1890 il grande romanziere francese Guy de Maupassant così parla della Malvasia delle Lipari nell’opera La vita errante: "Sembra sciroppo di zolfo, è proprio il vino dei vulcani, denso, zuccherato, dorato e con un tale sapore di zolfo che vi rimane al palato fino a sera: il vino del diavolo".
Le tradizionali ceste con l'uva
 
 
I protagonisti
 
Carlo Hauner nella cantina
La vita di Carlo Hauner potrebbe rappresentare la trama di un romanzo, uno scritto estivo, da leggere immersi nella pancia di un amaca distesa tra due alberi aggrappati ad antiche rocce vulcaniche per non cadere nel profondo blu.
Da giovane era pittore capace di esporre alla Biennale di Venezia non ancora ventenne. Negli anni della maturità ha ottenuto importanti successi in campo internazionale come designer. La passione per l’enologia può essere vista come un ulteriore sfida in una vita intensa e piena di interessi.
Alle Isole Eolie approda per la prima volta nel 1963, quando il turismo muoveva i primi timidi passi. Dopo alcune vacanze estive, ogni anno più estese, il fascino e la bellezza dell’isola risvegliano l’animo irrequieto dell’artista che lo spinge verso nuove avventure. È il vento del mare che gonfia le vele del viaggio. Negli anni settanta si trasferisce a Salina. Sempre in movimento e colmo di curiosità, viene attratto dalla coltivazione della Malvasia, l’uva che i contadini locali trasformano nel "vino del diavolo". Ed ecco il romanzo che si colora dei racconti della gente del luogo, che hanno il sapore della loro terra. Hauner apprende così le tecniche locali di vinificazione e le integra con lo studio di testi antichi e moderni. Quando decide che le conoscenze acquisite e la sua creatività possono dare un contributo ad un vino che in passato era stato conosciuto come "nettare degli dei", va alla ricerca di appezzamenti di terreno lasciati incolti a causa della forte emigrazione che ha portato lontano migliaia di eoliani. Riesce a mettere insieme una ventina di ettari che ripulisce, ripristina agli antichi terrazzamenti e fa rivivere come vigneti. Introduce alcune innovazioni: fa appassire l’uva anche sulla vite e sperimenta tecniche di raffreddamento durante la fermentazione. Piccole rivoluzioni che portano ad una vera e propria rinascita della Malvasia delle Lipari e allo stesso tempo affascinano gli esperti, a partire da Veronelli, sempre attento alle piccole storie di grandi uomini.
Un romanzo che ha il sapore dolce del lieto fine e lascia dietro di se il carattere dell’uomo che l’ha vissuto.
 
 
I prodotti
 
Il lavoro di Carlo Hauner si è basato nel corso dei suoi anni a Salina principalmente sul recupero e sulla riqualificazione di vocati terreni agricoli. Lasciati incolti per lungo tempo questi antichi terrazzamenti sono stati ripuliti, e con la grande passione artigiana che ha sempre distinto il personaggio Hauner rifioriscono a nuova vita come vigneti. Il nettare che ne deriva ha dentro di se i tratti caratteristici dell’isola, è proprio il vino dei vulcani. Una rinascita che non passa inosservata e colloca la Malvasia di Hauner sulle tavole di tutto il mondo, e con essa, accadimento di notevole importanza, porta un nuovo sviluppo per le Isole Eolie.
Dopo i successi derivati dalla Malvasia negli anni ottanta sorge la nuova cantina a Lingua, incantevole frazione di Santa Marina Salina. L’edificio costruito in stile eoliano è dotato di un moderno impianto di refrigerazione e di "botti" di acciaio che affiancano quelle tradizionali in legno per l’invecchiamento. È in quegli anni che l’azienda aggiunge alla Malvasia il Salina Bianco e il Salina Rosso, vini da tavola di media struttura, e il Rosso Antonello un vino di grande eleganza affinato in barrique.
Con la scomparsa di Carlo Hauner, avvenuta nel 1996, l’azienda è oggi condotta dal figlio Carlo Junior con la preziosa collaborazione di Gianfranco Sabbatino, i quali proseguono egregiamente nel lavoro già avviato di riqualificazione del territorio e di ripristino dell’antica cultura viti-vinicola, caratteristica storica di Salina. Si continuano ad acquistare terreni anche nelle isole vicine dando origine a nuove etichette il Bianco Carlo Hauner e lo Hierà Rosso dall’isola di Vulcano, sempre marcate dall’impronta mediterranea e vulcanica del terroir nativo in un sorprendente gioco di equilibri che rende questi vini compagni ideali della più genuina cucina mediterranea.
All’uva vendemmiata nei vigneti di proprietà dell’azienda si aggiunge quella di numerosi altri produttori locali che conferiscono alla cantina la propria produzione. Molti di loro sono tornati alla viticoltura dopo che la Malvasia è risorta a nuova vita grazie all’amore del bresciano Hauner per queste isole.
L’azienda produce anche capperi, quei saporiti e profumati boccioli di fiore che Carlo Hauner ha etichettato per primo con il nome di "Capperi" di Salina ».
Nelle etichette, sia dei capperi che dei vini, ritroviamo le forme e i colori che tanto ha amato il suo ideatore: l’architettura eoliana, i colori della vegetazione di Salina, i rossi e gli arancioni della luna e dell’alba, il nero del vulcano e l’azzurro del mare. Sono le riproduzioni dei suoi quadri.

Schede prodotti:
Appassimento delle uve
 

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